Jan
11

Within Temptation – Live Club di Trezzo sull’Adda

By Laura  //  Rock  //  No Comments

Within TemptationAl Live Club l’atmosfera è carica di trepidante attesa ma chi si aspettava un variopinto pubblico di “pipistrelli” rivestiti di pelle borchiata ad accogliere i Within Temptation è rimasto deluso: i fan, ma soprattutto le fan, si mostrano invece agghindati a festa per accogliere l’elegantissima Sharon den Adel, stretta in un corpetto ghiaccio luccicante e in una sfarzosa gonna rinascimentale accompagnata da modernissimi leggings e anfibi (Sharon disegna personalmente il suo abbigliamento e il merchandising).

Il palco, in lugubre veste “Sturm und Drang”, corredato da grifoni alati (o gargoyles?) e filmatini non troppo rassicuranti (cielo temporalesco, scene di guerra ed echi di terrore), accoglie la band che inizia lo show con Jillian, canzone che rompe il ghiaccio e allieta l’udito dei fan grazie alla cristallina e purissima voce della bella Sharon.

Il pubblico incita a gran voce la splendida cantante (e per ovvi motivi legati alla metrica preferisce gridare “Sharon Sharon” piuttosto che l’articolato nome del gruppo) e la band suona più carica che mai nonostante l’assenza del chitarrista Robert Westerholt, infortunato a causa di una ferita al pollice della mano destra. Lo show prosegue con pezzi davvero symphonic metal (ma la band preferisce definirle rock) come The Howling, The Cross, What Have You Done (duetto virtuale con Keith Caputo), per giungere al tenebroso incedere di Our Solemn Hour, che un po’ ricorda i maestosi Carmina Burana.

La serata procede all’insegna dell’ascolto di quasi tutto l’ultimo capolavoro dei Within, The Heart of Everything, concendendo anche due dolcissime canzoni quali Forgiven (eseguita al piano dal fantastico duo Spierenburg & den Adel, letteralmente da pelle d’oca) e All I need, entrambe velate da riminiscenze gotico/romantiche e per questo ancora più toccanti.

Due i bis in coda al concerto, tratti dall’album Mother Earth (2001): Deceiver Of Fools, accattivante pezzo con tocchi da musical (sempre sinfonico-metallaro ovviamente) e cori maestosi e solenni e infine Ice Queen, cavallo di battaglia che chiude in bellezza la serata grazie agli acuti di Sharon, impeccabile nell’esecuzione dei pezzi nonostante quasi due ore di show).

L’impressione che rimane alla fine del concerto è quella di una band che dal 2006 è cresciuta, maturata, e ha fatto dell’affiatamento e del forte spirito di squadra il suo punto di forza.
Speriamo che i ragazzi continuino così e tornino presto a trovarci, proprio come hanno promesso.

Laura Molin per DelRock.it

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